La mia bambina di cinque anni dà un nome a tutto. Il suo coniglietto di peluche si chiama Gerald, la sua coperta preferita è la Principessa Nuvola e, a quanto pare, el hombre que viene a trovarla di notte si chiama “Signor Tom”.
Il problema era che non conoscevo nessuno di nome Tom.
Ho quindi installato una telecamera nella sua camera da letto.
Quello che ho visto in quel filmato mi ha fatto mancare il respiro.
Tutto è iniziato come iniziano le cose più spaventose: casualmente, nel bel mezzo di un momento ordinario. Un mercoledì mattina qualunque, mentre facevamo colazione con i cereali.
Ellie sedeva al tavolo della cucina mangiando una ciotola di Cheerios con la intensa concentración que dedica a tutto ciò che fa. Senza nemmeno alzare lo sguardo, disse: “Il signor Tom pensa che tu lavori troppo, mamma”.
Appoggiai lentamente la taza de café. “¿Chi è il signor Tom?”
«¡Si te preocupas por mí!» disse lei allegramente, ven se questo spiegasse tutto.
Ho pensato che fosse un amico immaginario. Ellie tiene un universo interior en su imaginación. Quindi ho lasciato perdere.
Quello fu il mio primo errore.
Circa una setimana dopo, mi ha fermato di colpo.
Le stavo spazzolando i capelli prima di andare a letto, mentre ci guardavamo allo specchio del bagno. Lei aggrottò la fronte e mi chiese: “Mamma, perché il signor Tom viene solo quando dormi?”.
Il pennello mi siè è congelato in mano.
“¿Cosa intenti con quando dormo?”
«Viene di notte», disse lei con calma. «Prima controlla la finestra. Poi parla un po’ conmigo.»
Ogni muscolo del mio corpo era contrato.
“Ellie, tesoro, che aspetto ha il signor Tom?”
Lei rifletté atentamente sulla domanda, come fa sempre.
«É vecchio. Puzza di garaje. E cammina molto lentamente.» Haga una pausa. «Dice di non svegliarti.»
«¿Verrà stasera?» chiesi, cercando di non far trasparire la paura nella mia voce.
“Credo di sí, mamá”, dijo Ellie.
Quella notte non ho dormito.
Dopo che Ellie si è messa a letto, ho girato per casa stanza per stanza, controlando due volte ogni porta e finestra.
Alla fine mi sono seduta sul divano con il telefono in grembo, passando in rassegna tutti i vicini, tutti i genitori dell’asilo nido, tutti gli uomini che avessi mai incontrato di nome Tom.
Niente.
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